Nella prima parte abbiamo visto uno spazio colore teorico che riesce a rappresentare tutti i colori visibili all’occhio umano, il CIE LAB. Nella pratica però ogni dispositivo può gestire solo un sottoinsieme limitato di colori, creando quindi spazi colore che sono dipendenti dalla periferica.

Innanzitutto, un dispositivo può creare un colore in due modi:

  • per addizione di colore (sintesi additiva)
  • per sottrazione di colore (sintesi sottrattiva)

Nel primo caso viene usata solo la luce per creare un colore, quindi miscelando la fonti luminose si ottengono tutti i colori. Questo modello si chiama RGB (Red, Green, Blue) perché i tre fasci luminosi usati per generare lo spettro cromatico sono appunto rosso, verde e blu. L’assenza di luce è il nero, mentre i tre colori miscelati insieme con la stessa “potenza” da il bianco.

RGB: sintesi additiva

RGB: sintesi additiva

Nel caso invece di sintesi sottrattiva si usano pigmenti colorati che sono a loro volta illuminati, quindi aggiungendo pigmento viene sottratta luce. Le stampanti usano ovviamente questo modello, i cui colori fondamentali sono il ciano, il magenta ed il giallo, a cui viene aggiunto il nero per creare un nero puro. Da qui il nome CMYK di questo modello.

CMYK: Sintesi Sottrattiva

CMYK: Sintesi Sottrattiva

Sottolineiamo una cosa: RGB e CMKY non sono spazi colore, ma modelli per creare un colore in una periferica.

Pensiamo ad un monitor, che crea i colori in modo additivo (RGB), illuminando ogni singolo pixel con un po’ di rosso, un po’ di verde ed un po’ di blu. Ovviamente il monitor è RGB ma il suo spazio colore, ossia i colori che può riprodurre, è limitato dall’hardware utilizzato che quindi potrà riprodurre solo un sottoinsieme di tutti i colori possibili. Questo sottoinsieme è lo spazio colore del monitor.

Ma come viene generato il colore del singolo pixel nel monitor? Abbiamo detto: accendendo un po’ di rosso, un po’ di verde ed un po’ di blu. Il singolo pixel allora avrà associata una tripletta di numeri (R,G,B) che indicano quanto “acceso” è il canale del colore corrispondente, ad esempio (25,150,75). Ed ecco qui il grosso problema: (25,150,75) su un monitor è un verde scuro, ma su un altro è un verde diverso (a volte anche di molto) perché diverso è l’hardware di base

Per questo motivo esistono degli spazi colore standard (sRGB, AdobeRGB, ProPhotoRGB, ed altri, di cui, data la loro importanza, parleremo più nel dettaglio prossimamente) che vengono usati come spazi “neutri”, di trasformazione, per poter passare da una periferica ad un’altra.

In pratica, un valore (25,150,75) sRGB sarà, per esempio, trasformato e visualizzato come (32,131,69) da un monitor e (22,153,78) da un altro ma, visivamente, tale colore sarà lo stesso per chi guarda i due monitor.

Vai alla terza parte.

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