Interessato a Luminar 2018?

Questo articolo è una vecchia prova di Luminar 2018. Se sei interessato ad approfondire questo software ti consiglio di visitare la pagina principale di Luminar 2018 premendo sul bottone sottostante

Da poche settimane è uscita la versione 2018 del programma della Skylum (ex MacPhun): Luminar. Tra le novità è stata presentata la versione per ambiente Windows. Vediamo come va, conseiderando che l’interfaccia e la filosofia di base è identica alla versione MacOS.

[Aggiornamento 08 Febbraio 2018: ho creato una miniserie di articoli per approfondire l’utilizzo del software Luminar 2018, in pratica un tutorial in italiano. Se ti interessa puoi partire dalla prima parte, concetti base ed interfaccia, seguendo questo collegamento]

Luminar 2018 può essere usato sia come programma stand-alone sia come plugin di Lightroom e Photoshop. Il funzionamento è il medesimo, quindi quanto vedremo in questo breve articolo è valido in entrambi i casi.

Nota sulla versione Windows

Alla data di stesura del presente articolo la versione Windows di Luminar è la 1.0.64 (November update), che ha ancora alcune limitazioni rispetto alla versione Mac (ad esempio la possibilità di salvare i file: per ora è solo possibile esportarli in JPEG/TIFF). Tuttavia sono in contatto con gli sviluppatori della Skylum e mi hanno confermato che nella versione di metà gennaio i bachi che ho trovato e segnalato saranno risolti. Vi aggiornerò non appena ci saranno novità.

[Aggiornamento 12 Aprile 2018: è appena uscita la versione 1.2.0 di Luminar per Windows che risolve la gran parte dei problemi segnalati e aggiunge numerose funzioni]

Il test è stato effettuato in una macchina con Windows 10 Home 64bit e 8GB di RAM.

Cos’è Luminar 2018?

Luminar è contemporaneamente uno sviluppatore RAW e un potente software di editing che supporta e gestisce i livelli. L’unità base chiave è il “filtro”, ossia un particolare effetto che si applica all’immagine o a parte di essa. Un filtro è sostanzialmente qualunque cosa alteri l’immagine in qualche modo. Applicando una sequenza di filtri è quindi possibile modificare, anche di molto, l’immagine di partenza. Un insieme di filtri può poi essere raggruppato in un unico livello. Vediamo più in dettaglio.

Interfaccia

L’interfaccia utente è particolarmente curata e chiara, cosa per nulla scontata su un software molto potente come questo.

Interfaccia Utente

Nella parte destra abbiamo l’immancabile istogramma (in RGB + luminosità), l’elenco dei livelli, e per ogni livello i filtri applicati (vedi sotto per dettagli).

L’area maggiore è ovviamente riservata all’immagine caricata (il caricamento è al momento ancora piuttosto lento, nell’ordine della decina di secondi), mentre nella parte sotto (collassabile) ci sono i preset, che non sono altro che una serie di sequenze di filtri già preimpostati (e ovviamente modificabili). I preset sono divisi per categorie, ed è possibile aggiungerne alcuni ai preferiti per poterli avere sempre sotto mano. Una piccola preview consente di vedere l’effetto del preset prima di applicarlo.

Pannello Preset

Aree di lavoro

Aprendo l’elenco dei filtri (usando il bottone blu “Add Filter”) ci si rende subito conto della notevole quantità degli stessi, molti dei quali hanno caratteristiche particolari o servono solo raramente o per compiti particolari. Per questo motivo esistono le aree di lavoro, che non sono altro che degli insiemi di filtri visibili (e inizialmente impostati tutti a zero) che possono essere usati per velocizzare il flusso di lavoro. Scegliere un’area di lavoro consente di avere disponibili tutti e solo i filtri normalmente utilizzati per un lavoro specifico.

Scelta dell’area di lavoro

E’ anche possibile creare nuove aree di lavoro con i filtri che usiamo più spesso.

Sviluppatore RAW

Luminar come sviluppatore RAW funziona molto bene sia sui file Fujifilm (provati i RAF della XT-1) che sui file Sony (ARW della A7ii). Lo sviluppo base avviene con il filtro RAW Develop, presente solo se si apre un file RAW.

Filtro RAW Develop

Ci sono tutte le funzioni base: esposizione, contrasto, chiarezza, recupero luci ed ombre, correzione obiettivo e trasformazioni (queste ultime più limitate rispetto a Lightroom).

La demosaicizzazione funziona molto bene, sia su sensori Bayer che X-Trans, al contrario di quanto avevamo riportato non più di un mese fa quando avevamo provato la versione Beta. Confrontando uno zoom al 100% di un file RAF di Lightroom Classic e Luminar non si notano particolari differenze:

A zero (ossia senza alcun filtro applicato ne su Lr ne su Luminar) le differenze sono veramente poche. Puoi scaricare i file JPEG a dimensione effettiva per verificare personalmente quanto detto selezionando l’immagine corrispondente:

File Lightroom Classic 2017
File Luminar 2018

Altri filtri interessanti

Ci sono altri filtri che vale la pena nominare e che possono essere usati con profitto da uno fotografo.

Details Enhancer

Details Enhancer riesce ad estrarre dei dettagli (fini, medi o grandi) in modo molto semplice ed intuitivo. Il risultato è notevole, anche se sconsiglio di eccedere perchè a valori elevati diventa troppo evidente l’effetto prodotto.

LUT Mapping

Usato soprattutto dai videomaker il Mapping LUT (LookUp Table) consente, in modo semplice, di trasformare i colori in modo preciso, creando effetti particolari, quali ad esempio replicare vecchie pellicole o effetti anticati. L’acquisto di Luminar (al momento in cui scrivo) consente di avere accesso a diversi pacchetti LUT già preimpostati a titolo gratuito. Per informazioni più dettagliate sui filtri LUT e di come usarli ho scritto un articolo apposito.

Filtro AI

Particolarmente interessante è inoltre l’AI Filter (AI sta per Artificial Intelligence). Nome pomposo per dire un filtro automatico: riconosce la scena scattata e applica una trasformazione di conseguenza. Ad esempio in caso di paesaggio tenderà a creare un simil effetto HDR e ad aumentare la chiarezza. L’effetto (se si resta su valori bassi di Boost) è piacevole e abbastanza naturale, ma basta poco per strafare, quindi attenzione. Per ulteriori informazioni su questo filtro e sul confronto con Lightroom vedi questo articolo.

Maschere sui filtri

Ogni filtro si applica di default su tutta l’immagine. Tuttavia in alcuni casi (si pensi ad esempio al dodge&burn) l’effetto che vogliamo dare deve essere limitata ad alcune aree della fotografia e non ad altre. Ogni filtro ha quindi la possibilità di essere associato ad una maschera che definisce esattamente su quali parti della foto debba essere applicato.

Maschera del Filtro

E’ possibile applicare una maschera usando un filtro radiale, un digradante, una maschera di luminosità oppure fare tutto manualmente con il pennello. E’ una funzione molto potente e ben fatta, che però necessita a mio parere ancora del lavoro di sviluppo: non è possibile per esempio creare un gradiente e poi col pennello togliere o aggiungere parti. La scelta di una diversa tipologia di pennello infatti “resetta” l’intera maschera.

Livelli

Come abbiamo detto un insieme di filtri viene raggruppato in un livello, e può essere considerato (anche) come un oggetto unico. E’ quindi possibile creare nuovi livelli (Adjustment Layer) dove applicare set diversi (o anche uguali) di filtri.

Creazione di un nuovo livello

Ogni livello ha le sue opacità e maschere associate, quindi è possibile definire precisamente cosa e dove applicare i filtri di un livello.

Gradiente maschera associata al livello

Nella versione Mac i livelli hanno anche associato il metodo di fusione (come avviene in Photoshop), ma al momento la versione Windows non dispone di questa funzionalità [aggiornamento 19/12/2017: la funzione è stata aggiunta anche alla versione Windows].

E possibile infine caricare una seconda immagine come livello (Image Layer) per creare foto composite o fusioni di più scatti: non sarà quindi più necessario usare Photoshop o Affinity Photo per questo.

Ritaglio e Clona in base al contenuto

Ovviamente non mancano le funzioni di ritaglio, con molti preset già presenti e preimpostati.

Ritaglio dell’immagine

E’ inoltre presente nello stesso menu la funzione Erase, che consente di cancellare in modo automatico alcuni oggetti o parti di essi. Il funzionamento è simile a quanto in Photoshop si fa usando la funzione “Clona in base al Contenuto”.

Conclusioni

Come avrai capito leggendo la recensione, nonostante tutti i difetti e le limitazioni di gioventù (soprattutto in ambiente Windows) a me personalmente questo software piace. La filosofia di utilizzo è semplice e lineare, e si vede che è pensato da e per fotografi. E’ ancora lento, alcune volte va in crash e, soprattutto, non ha ancora alcuna funzione di libreria (DAM, promessa per il 2018), ma consente di essere molto rapidi e i risultati sono estremamente interessanti. A mio parere vale i 69 euro di costo attuale anche per essere usato solo come plugin di lightroom (esportando poi i file JPEG o TIFF). Sull’utilizzo come sostituito di Lightroom e Photoshop è ancora presto per sbilanciarsi: è ancora troppo immaturo. Vedremo nei prossimi mesi cosa ci porteranno gli aggiornamenti (promessi gratuitamente agli attuali utenti).

Se sei interessato a Luminar puoi vedere il nostro tutorial oppure tutti i nostri articoli su questo interessante software.

Siti Internet

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